Terremoto, Petrucci e Celani preoccupati sulle promesse del Governo
(Fonte: AscoliNews
http://www.ascolinews.it/index.php/sindaco-arquata-se-il-governo-non-mantiene-le-promesse-faro-un-casino/
http://www.ascolinews.it/index.php/terremoto-celani-sono-preoccupato-subito-casette-di-legno/ )
“Noi non abbiamo più niente, è una situazione drammatica ma pensiamo che se riusciamo ad aprire le scuole le famiglie rimarranno. Domani verranno gli alpini a montare le strutture, stiamo puntando ad avere i moduli e i tendoni per le scuole”.
Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata del Tronto, uno dei comuni colpiti dal terremoto di fine agosto è combattivo: “Farò un casino se il governo non mantiene le promesse”, dice a Fiuggi dove partecipa alla convention di Forza Italia ‘L’Italia e l’Europa che vogliamo’. Poi, racconta: “Ci stiamo rimboccando le maniche, sono tutti nelle tende ma la notte comincia a fare freddo. Stanno facendo il censimento per far rientrare nelle case, ma ci sono ancora le scosse. Bar, forni, macellerie sono tutto chiusi. Solo qualcuno ha riaperto. La metà delle persone vuole restare lì anche d’inverno. Noi vogliamo riaprire le scuole, ma ci serve tempo. Abbiamo chiesto alla regione Marche di poterle riaprire il 25 settembre invece del 15, ma pare non si possa fare”.
“Sono molto preoccupato, non si sta facendo quello che si dovrebbe per dare una sistemazione idonea agli sfollati di Arquata del Tronto”. Rincara la dose il consigliere regionale delle Marche ed ex presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Piero Celani (FI), sulla situazione che si vive ad Arquata del Tronto.
“Fanno bene i cittadini a essere arrabbiati – continua Celani, anche lui intervenuto alla convention del centrodestra a Fiuggi – perché hanno un legame con il territorio e non vogliono andar via. Bisogna farli restare, non si può dar vita alla deportazione degli sfollati. Chiediamo al governo, che sta facendo poco, di procedere subito a installare le casette di legno. In altre situazioni simili – conclude – sono state sistemate 10.000 persone in sessanta giorni, qui per 3.000 abitanti non si possono attendere sette mesi”.
