«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

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Itinerari Arquata – Monti Sibillini

(Gli itinerari 1, 2 e 4 sono stati tratti da: “Parco Nazionale dei Sibillini: le più belle escursioni” di A. Alesi e M. Calibani; Società Editrice Ricerche; AP, 1992).

 

1) L’ANTICA VIA PER NORCIA 

DA ARQUATA, PER IL BOSCO DELLA CAMARTINA.

DISCESA: PER FONTE LE TROCCHE E VENA DEI CORVI

Fin dal XII secolo Arquata è stata contesa tra Ascoli e Norcia, con il prevalente sopravvento di quest’ultima che, sembra, le restò legata fino al 1815.

Il ruolo strategico militare della Rocca, che controllava direttamente l’importantissima via Salaria dove “…passeranno tutte le migrazioni etnografiche, tutte le carovane di commercio, tutti gli eserciti che maggiormente contribuiranno alla storia della civiltà italica, dall’età degli Aborigeni al Medio Evo…” (Castelli), faceva troppo gola alle città rivali e giustificava il grande spargimento di sangue. Tra Norcia ed Arquata erano due le vie di comunicazione: quella che passava attraverso Forca Canapine e quella più a Nord, che attraversava Forca di Presta e scendeva direttamente sulla Rocca. La seconda, antichissima, è l’oggetto di questa escursione che parte dai pressi di Borgo di Arquata, più precisamente dalla frazione Camartina.

Quando al strada per Forca di Presta era poco più di un sentiero i pionieri passavano di qui per raggiungere il Vettore. Con l’apertura della strada, il sentiero rimase appannaggio di pochi amatori, generalmente escursionisti maturi e incalliti che, transitando per Forca ed accingendosi a proseguire, rivolgevano sguardi di sufficienza a quelli che vi giungevano comodamente seduti sulle loro auto.

Poi è stata aperta la pista che dall’acquedotto (La Botte) continua fino alla strada alta ed il sentiero ha perso ancora utenti minacciando seriamente di richiudersi. Ve lo proponiamo perché percorre un versante boscoso del tutto trascurato, perché sarà grande la suggestiva apparizione degli incredibili altopiani di Castelluccio, una volta che ve li sarete guadagnati, perché, infine, è un’ottima soluzione quando in alto c’è neve, vento forte o cattivo tempo. Chi vuole evitare il tratto scomodo del sentiero può percorrere la pista fino a Fonte Cappella.

D’Inverno: Consigliabile e relativamente sicura, anche se in caso di neve abbondante e fresca non è certo allegro “sfangare” nel sottobosco.

DISLIVELLO: 836 m;

TEMPO SALITA: 2 – 2,30 ore;

TEMPO DISCESA: 2 – 2,30 ore;

SEGNALETICA: nessuna.

PERCORSO:

SALITA: Dalla frazione Borgo d’Arquata, si raggiunge il vicino paese di Camartina. Una volta giunti, solo 400 m portano allo slargo sottostante il Ristorante Hotel “Camartina”(***), dove si parcheggia. A piedi per la strada che si tiene a destra, per lasciarla prima di un evidente tornante. Lungo il sentiero ad una confluenza di fossi, dove si lascia quello che va a destra e si continua per quello che costeggia il lato destro del torrente. Ad un bivio ci si tiene a destra (quello di sinistra scende nel fosso) poi si passa sul lato sinistro del fosso dove si continua tra cespugli che tendono a chiudere il sentiero. Costeggiato un cataletto seminascosto dalla vegetazione conviene portarsi a sinistra per poi rientrare a destra dove si evita ancora sulla destra, per prati, un ultimo tratto di sentiero completamente chiuso. Si intercetta in breve un altro sentiero che si segue verso destra e, traversata una pista, si continua nel sottobosco dove in breve si incontra un’altra pista che a destra giunge alla Fonte Cappella (1214 m, 1,30 ore). Da qui dritti tenendosi a destra del fosso poi si risale a sinistra ad uno stazzo fino a prendere il sentiero che taglia pressoché orizzontalmente verso sinistra il lungo versante. Continuare per questo fino quando risale prima di una crestina con boccette e porta alla strada asfaltata in corrispondenza di Forca di Presta (1536 m, 1 ora).

DISCESA: Per la strada che dal passo va verso il rifugio ANA. Oltrepassato il rifugio è visibile, a distanza, una villetta sottostrada. Circa 200 m prima di raggiungerla ci si abbassa su vasti protoni dove si individua un sentiero che continua a tagliare il versante. Per questo, che a tratti scompare tra l’erba, si costeggia in alto una profonda valletta boscosa (Buco d’Urie), poi si scende direttamente sul versante che si fa più ripido, si torna a destra a tagliare il pendio, si attraversa una macchia, (o ci si tiene in basso sui prati), un fossetto, e si torna su prato aperto. Il sentierino prosegue pressoché pianeggiante su prati (grossi ed isolati esemplari di faggio), passa a monte di un cataletto in pietra oltre il quale scende a sinistra su una vasta radura pianeggiante. Tenendosi pressoché al centro si entra nel bosco nel punto contrassegnato da pietre bianche dove finalmente il sentiero si fa ben evidente. Usciti dal bosco si scende per l’ampia cresta sassosa e, tenendosi a destra, si raggiunge la Fonte le Trocche (1300 m, 0,50 ore). Dalla fonte ci si riporta orizzontalmente verso sinistra su una delle numerose tracce di sentiero per circa 200 poi si scende direttamente sul pendio in direzione di una evidente ed affilata crestina che sporge dal sottostante bosco. Raggiuntala ci si tiene alla sua sinistra dove il sentiero torna ad essere riconoscibile. Ora è necessario seguire questo sentiero che scende ripido ed evidente anche se in molte zone chiuso dalla vegetazione.

Giunto alla base di un salto roccioso (visibile sul versante di destra) il sentiero sembra scomparire: da ora in poi non lasciare mai la crestina boscosa dove la traccia c’è sempre fino a quando si aggira a sinistra un rilievo roccioso e si raggiunge infine la pista che porta all’acquedotto “la Botte”. Per questa a destra fino ad un bivio: continuando verso sinistra si torna al sentiero di salita in prossimità del punto di partenza; a destra si raggiunge, prendendo a sinistra su un tornante, la base della suggestiva Rocca d’Arquata, aggirata la quale si attraversa il paese scendendo poi per la strada asfaltata che porta a Borgo dove, per il bivio a sinistra, si torna a Camartina (1,20 ore).

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2) UNA PANORAMICA CRESTA PER LA CIMA PIU’ ALTA DELLE MARCHE

DA FORCA DI PRESTA PER LA SELLA DELLE CIAULE

Con questa escursione intendiamo accompagnarvi sulla “Cima del Redentore”, il punto più alto delle Marche, dal quale è facilmente osservabile la città di Ascoli, il mare Adriatico e, se il cielo è particolarmente terso, l’occhio può arrivare molto, molto più in là… Il nome della cima le è stato probabilmente dato allo scopo di esorcizzare il nome del dolomitico Pizzo del Diavolo che lo fronteggia (quest’ultimo prende il nome dalla fama malefica del sottostante Lago di Pilato).

La Storia ci dice che la prima ascensione invernale sul Vettore è quella di Damiano Marinelli, provetto alpinista, che il 4 marzo 1876 lo sale con la guida G. Cicoria ed il pastore A. Capocci. Eppure si sa che nell’anno 665 a.C. i Marsi, venuti dal Fucino in aiuto di Ascoli assediata dai Romani, furono affrontati e sconfitti nei dintorni di Marsia (Roccafluvione), e da questi inseguiti fino alle cime della “Montagna del Vettore”: era inverno e per molti fu la fine.

L’escursione qui proposta, pur essendo interessante e panoramica, trattandosi della più breve per raggiungere la vetta massima è in assoluto la più frequentata dei Sibillini e per questo accuratamente evitata dall’escursionista accanito e misantropo, particolarmente nei mesi di Luglio e Agosto. Dal Rifugio Zilioli in poi si percorre, però, la più bella ed alta cresta dei Sibillini, sempre affilata ed aerea con panorami ineguagliabili, in particolare quelli sui piani di Castelluccio, una tavolozza di colori, variabili con le stagioni, 1100 metri più in basso.

D’Inverno: Sicuramente più interessante che d’Estate, anche per il minore affollamento. La condizione di neve assestata è necessaria soprattutto per il pendio che dal Vettoretto porta alla sella delle Ciaule dove, in alternativa, è possibile trovare lastroni ghiacciati.

DISLIVELLO: 940 m;

TEMPO SALITA: 2,30 – 3 ore;

TEMPO DISCESA: 1,45 – 2 ore;

SEGNALETICA: bianco-rossa fino alla sella delle Ciaule.

PERCORSO

Da Forca di Presta (1536 m) prendere il sentiero che sale a sinistra della larga cresta, a monte di un casale per pastori con fonte, e che poco dopo s’impenna ghiaioso. Il sentiero aggira i salti sino ad un punto (quota 1759, 0,40 ore) in cui la cresta si allarga ad ampio prato in leggera salita. Quando il pendio diventa più ripido, lasciare il sentiero che sale a destra del salto successivo e portarsi decisamente a sinistra per un sentiero prima poco evidente, poi sempre più marcato, che aggira il salto a sinistra. Tornato a destra raggiunge una larga sella (Stazzo Petrucci, 1922 m, 0,30 ore). Risalire ora il ripido e ghiaioso salto soprastante (all’inizio Croce di Tito Zilioli), sino a raggiungere la sella tra il Vettoretto (2052 m) e l’alta cresta di sinistra. Piegare a sinistra per tracce, lasciando il sentiero che prosegue in piano, e prendere quello che con pendenza crescente attraversa tutto il ghiaioso pendio (Sud-Est) della Cima di Prato Pulito sino al Rifugio Zilioli ed alla Sella delle Ciaule (2240 m, 1 ora) seguire ora a destra la cresta sino a raggiungere il sentiero che con tornanti risale il cono sommatale giungendo sulla cima (2478 m, 0,45 ore).

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3) IL LAGO MALEDETTO

DAL RIFUGIO ZILIOLI AL LAGO DI PILATO

La valle del Lago di Pilato, forse la più importante dei Sibillini per le sue caratteristiche ambientali, vi riserva una splendida escursione.
Partendo dal Rifugio Zilioli, si scende la Valle in un percorso facilmente seguibile e, nel giro di h 1 – 1,30 si arriva al Lago di Pilato (1940 m), con la testata del Pizzo del Diavolo che sovrasta il lago a forma di occhiali.

Il più famoso animale della valle è il Chirocefalo del Marchesoni, piccolo e simpatico crostaceo che, nuotando a pancia in su, vive esclusivamente nel lago. Le sue uova sono sopravvissute a migliaia di prosciugamenti (come quello del 1990), sopravvivendo fino ai giorni nostri.

 

 

4) L’ANTICO SENTIERO DEI MIETITORI

ATTRAVERSO LA PINETA DI PRETARE

Questa camminata, che si svolge prevalentemente nel bosco, non è molto lunga (circa 10 km tra andata e ritorno) ed è pressoché pianeggiante. I panorami sull’imponente e roccioso versante Sud-Est del Vettore, che incombe sulla Pineta, sono vari ed offrono suggestioni dolomitiche. Per chi non li avesse mai visti (ma anche per chi vuole sgambare di più) è d’obbligo raggiungere Forca di Presta, da dove si scoprono i piani di Castelluccio.

DISLIVELLO COMPLESSIVO: 394 m ca.

TEMPO ANDATA: 2 – 2,30 ore

TEMPO RITORNO: 2 – 2,30 ore

SEGNALETICA: nessuna

Lasciata l’auto sullo slargo in corrispondenza del passo del Galluccio (1197 m.), si percorrono poche decine di metri sulla strada in direzione di Pretare, e si imbocca sulla ds. una sterrata. In poco più di 1 km. di prevalente salita questa porta ad un intaglio (1270 m., in circa 30 minuti) tra la cresta erbosa ed un marcato colle sulla ds. (Colle Pisciano) dopo il quale la pista volge a sn. Prima che questa torni a ds. la si abbandona per risalire a sn. un’altra pista dissestata sul fondo di una profonda incisione. Seguire la pista e poi lasciarla subito quando volge a ds. per seguire un sentiero non molto evidente che si tiene in piano. Il sentiero percorre il versante a tratti perdendosi tra l’erba, a volte tra i cespugli. Quando entra in una fitta macchia, si può seguirlo districandosi tra la giovane faggeta, o aggirare a monte i tratti più fitti. Superata una selletta si prosegue mantenendosi sempre in quota, si attraversa una zona punteggiata di pini, che annunciano la successiva fitta pineta, ed infine si entra nel bosco di alto fusto dove il sentiero si fa finalmente largo e comodo come una pista. Occorre seguirlo (dopo poco, a ds. vecchia fonte con vasca) tenendosi a ds. all’incontro con biforcazioni ed attraversare tutto il versante, a tratti nel bosco, a tratti su prati aperti. Al termine una larga e comoda pista esce definitivamente dal bosco e giunge ad una fonte a trocche (Fonte delle Cacere ca. 1375 m, 1,45 ore dal Colle Pisciano).

Qui giunge la strada dell’acquedotto per per la quale si è in breve alla provinciale che sale per Forca di Presta. Se si vuoolel raggiungere il passo è consigliabile tenersi ancora in alto risalendo a ds. dopo la fonte e proseguendo su tracce di sentiero. Occorre comunque scendere alla strada in corrispondenza del rettilineo che precede Sasso Tagliato, fino al Passo (1536 m, 0,40 ore in più).

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5) ALLA RICERCA DELLA SORGENTE “LA BOTTE”

Con questo itinerario, assai facile e non troppo frequentato, vogliamo condurvi ad una delle sorgenti naturali più caratteristiche del territorio di Arquata.

Una volta lasciata l’auto nel centro storico di Arquata, da Piazza Umberto I dirigersi in direzione della Rocca. Andare avanti per il viale principale che costeggia la fortezza fino a quando esso diventa sterrato e vi ritrovate in una specie di piazzale, con una costruzione a sn. e una casa con recinzione a ds. A quel punto, anziché proseguire per la Rocca, prendete la strada brecciata alla vostra ds. che sale in direzione del Ripetitore. Durante la salita ammirate i magnifici castagni che in autunno regalano i preziosi marroni alle genti del territorio di Arquata. Andate avanti per circa un’ora, lasciando sulla ds. la strada che va verso il ripetitore, per poi trovare, alla vostra ds., una stradina, senza breccia, che si immerge nel bosco. Prendetela e, dopo circa 100 m., giungerete ad una piccola radura che si aprirà ai vostri occhi e, proprio davanti a voi, la sorgente naturale della Botte, ancora oggi considerata come una delle migliori fonti di tutti i Sibillini.

 

 

6) IL “SENTIERO PER TUTTI” DI FORCA DI PRESTA

STRAORDINARI PANORAMI SULLA VALLATA DEL TRONTO

Il Sentiero per Tutti di Forca di Presta ha uno sviluppo di circa 3000 metri, e si svolge interamente sopra i 1500 metri di quota, caratteristiche che ne fanno un esempio unico in Italia. Esso è aperto a pedoni, ciclisti e persone disabili. Il sentiero ha inizio nei pressi del Rifugio degli Alpini “G. Giacomini” . Al termine del sentiero, una passerella in legno porta ad una baita dotata di servizio igienico accessibile, e ad una piattaforma-belvedere, ideale e panoramico punto di osservazione dotato di pannelli fotografici illustrativi del paesaggio.

L’itinerario si tiene prevalentemente sul lato sinistro della dorsale formata dai Monti Forciglieta, Pellicciara e Macchialta, che separa gli altopiani carsici Grande e Piccolo dalla profonda Valle del Tronto, sede dell’Antica via Salaria. L’ambiente che attraversa è prevalentemente costituito da prato-pascolo di origine secondaria e conserva macchie residue boscate di faggio. Questi pascoli, oltre a segnalare spettacolari fioriture nei mesi primaverili, anche di specie rare, costituiscono ideale terreno di caccia di rapaci come poiana, gheppio, aquila reale e, nel periodo di migrazione, del raro grillaio. Dalla cresta si godono straordinari ed aerei panorami sulla valle del Tronto ed il gruppo del Monte Ceresa, sui Monti della Laga, i Monti Gemelli ed il lontano gruppo del Gran Sasso.