«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

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La Chiesa del SS. Salvatore

Sotto l’abitato di Arquata del Tronto, affacciato sul nuovo tracciato della strada Salaria, si trova il pianoro di S. Salvatore, così chiamato per la presenza dell’omonima chiesa. Il luogo, al giorno circondato da fitti boschi che sembrano quasi volerlo preservare dalla presenza moderna, nel periodo romano ha rivestito un ruolo significativo come probabile sede di Surpicanum, la stazione della via consolare Salaria posta in corrispondenza del bivio per Firmum, ruolo mantenuto anche durante il Medioevo in quanto sede di un ospitale per i viandanti gestito dall’ordine di Santo Spirito di Saxia.


Il pianoro di SS. Salvatore, posto in posizione baricentrica tra i vari abitati di Arquata, Borgo e Trisungo, recupera l’antico ruolo di snodo viario quale portale di accesso dell’antica via consolare in territorio marchigiano ed è sede dell’attuale chiesa di S. Salvatore.

L’antica chiesa dedicata a S. Maria della Pieve ebbe il titolo cambiato nel sec. XVII con quello di S. Salvatore per avere ospitato il crocifisso ligneo duecentesco sottratto alla chiesa ascolana di S. Salvatore. La chiesa crollò in seguito all’erosione del fiume Tronto e del terremoto del 1915.

L’attuale chiesa di SS. Salvatore fu ricostruita nel 1928 in stile lombardo: è a navata unica con abside semiottagonale ed ha la facciata in stile, appunto, lombardo.

La santa messa è officiata qui una sola volta l’anno, in occasione della processione del SS. Crocifisso, il quale viene portato nella chiesa dove trascorrerà la notte per essere poi riportato l’indomani, sempre in processione, nella chiesa dell’Annunziata di Arquata.

 

L’Hospitale di Santo Spirito

Nelle immediate adiacenze della chiesa del SS. Salvatore esiste un edificio che presenta, sul lato che guarda verso la Salaria, un portale d’ingresso ad arco ogivale ed una monofora, risalenti al XII-XV secolo. Sulla chiave di volta è scolpita la croce di Lorena, a due bracci orizzontali.

Proprio questo simbolo indica che, in origine, questa era la sede di un hospitale che offriva ricovero a viandanti e pellegrini. Esso apparteneva all’ordine religioso degli Ospitalieri di Santo Stefano di Sassia, che nel XIV secolo gestiva analoghi ricoveri (ben 159) in diverse località, tra le quali Cittaducale, Cittareale, Accumuli, Amatrice e la stessa Ascoli.

L’Ordine, fondato nel 1195 da Guido de Gaudio di Montpellier, aveva il compito dell’assistenza e della protezione dei pellegrini negli hospitales e, nelle cosiddette tavole di Santo Spirito, poste lungo la via Salaria, offriva ristoro a poveri e viaggiatori. L’hospitale cessò le sue funzioni alla fine del ‘500 e, rimaneggiato più volte, fu adibito a casolare agricolo e, infine, abbandonato.