«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

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Itinerari Arquata – Monti della Laga

(I seguenti itinerari sono stati tratti da “Monti della Laga: guida escursionistica” di A. Alesi, M. Calibani e A. Palermi; Società Editrice Ricerche; AP)

  1) PIZZO DI SEVO: DAL MONTE COMUNITORE PER LA MACERA DELLA MORTE

Si percorrono circa 9 km di cresta con panorami sulla boscosissima e ripida Valle della Corte a sn., e quella del Chiarino a ds. Oltre la Macera si scopre la Valle del Castellano con la magnifica Foresta di San Gerbone (da cui ogni 3 anni gli Spelongani tagliano l’albero più alto e lo portano in paese per la “Festa Bella”). La Macera della Morte è stato un punto di riferimento per più di 8 secoli per i confini tra Regno di Napoli e Stato della Chiesa, che dal Chiarino continuavano per cima Monteguidone. Intorno al 1500 queste creste erano battute dai banditi dei 2 territori che, per sfuggire alla caccia delle rispettive milizie, sconfinavano, a seconda della provenienza, verso Nord o Sud. Ma questo allegro via-vai durò poco. Infatti nel 1580 si concluse un accordo, tra il Papa e il Viceré, che autorizzava i militi a sconfinare, nel dare la caccia ai criminali, fino a 12 miglia dal proprio territorio. L’escursione è abbastanza faticosa perché lunga, ma la cresta rende facile l’orientamento anche in caso di nebbia.

 

DISLIVELLO COMPLESSIVO: 1040 m.

TEMPO SALITA: 3,30/4 ORE

TEMPO DISCESA: 2/2,30 ORE

Oltrepassato l’abitato di Spelonga si giunge, dopo circa 1 km, al bivio per Passo il Chino. Continuare a sn. per la strada brecciata di 8 km che sale con ampi tornanti diventando scomoda nell’ultimo tratto, fino ad arrivare sulla cresta poco sotto il M. Comunitore, dove si parcheggia (1623 m). si segue la pista che sale a ds. e poi con alcuni tornanti scende a Passo il Chino (1581 m), quindi, sempre per pista, si risalgono i prati tra le macchie e si attraversa il bosco Cugnolo. Consigliamo, una volta usciti dal bosco (a ds. Rifugio della Pedata con fonte, 1800 m ca.) di lasciare la pista e di seguire la Cresta con il bel panorama sulla sottostante Valle del Garrafo. Con lieve pendenza si giunge sulla Macera della Morte (2073 m, 2 ore). Da qui si scende al Termine (punto di confine tra 3 regioni: Marche, Lazio e Abruzzo, 2022 m) da dove inizia la seconda parte della panoramica cresta che, superato il Pizzutello (2221 m), conduce in vetta (2419 m, 1,30 ore). In discesa tornati al Termine è possibile evitare la cima della Macera della Morte per l’inciso sentiero sulla sn.

 

 

2) I LAGHETTI DI COLLE

L’angolo che vi proponiamo, paradiso per le mandrie di bovini che vi pascolano tranquillamente, nasconde tra le macchie gli unici tre laghetti del gruppo e tutta una serie di stagni in cui vivono i tritoni (crestato, alpestre, punteggiato). Piacevolissimo è vagabondare alla ricerca di questi specchi d’acqua con immersa la loro tipica vegetazione in questo anfiteatro, tutto prati e macchie, vallette e fossi modellati dall’antico ghiacciaio, dove l’acqua esce abbondante dalle “vene” della montagna che la sovrasta (appunto il Monte le Vene).

DISLIVELLO: 570 m

TEMPO SALITA: 2,30/3 ore

TEMPO DISCESA: 1,30/2 ore

Da Colle si prosegue per Poggio d’Api. A circa 300 m dal ponte sul Chiarino, sulla strada bianca si parcheggia l’auto in uno slargo alla cui sn. parte una sterrata (ca. 1010 m). Si sale per questa e subito si incontra un bivio, prendere a ds. e continuare. Tenersi a sn. ad un altro bivio e continuare sempre per la pista ignorando ulteriori diramazioni secondarie. Prima con ripidi tornanti in un bosco, poi per prati, si oltrepassa un caratteristico casale (ca. 1290 m) si attraversa un fossetto e si continua per pista su prati aperti. Si giunge in prossimità della cresta (Colle S. Pietro) e salendo parallelamente ad essa si scopre l’alta valle. Quando la sterrata a q. 1500 ca. volge a sn. e si porta in cresta, la si lascia e si continua per prati fino a prendere poco sopra un sentierino marcato che verso ds. in breve conduce alla Fonte Agro Nero (1500 m, 1,30 ore). Da questa, sempre in piano per tracce di sentiero su prati, si oltrepassa un caratteristico laghetto con un faggio isolato sulla ds., e si giunge ad uno stagno. Si sale a sn. 150 m fino al Lago della Selva, circondato da alberi (1946 m, 10 min.). Tornati per lo stesso itinerario alla Fonte Agro Nero, si risalgono, prima per un sentierino, poi liberamente, i ripidi prati sovrastanti fino a scoprire il Lago Nero o Secco (1548 m, 0,20 ore).

Aggirato il lago, si segue verso sn. la strada sterrata sovrastante. Dopo poche centinaia di metri, si lascia la sterrata e ancora a sn. si prende il netto sentiero che scende per la cresta. Quando questo diventa meno evidente, si continua a scendere liberamente e tenendosi poco a sn. della cresta si raggiunge il sentiero che in piano conduce alla fonte Agro nero, chiudendo così l’anello (0,20 ore).

È possibile compiere lo stesso anello risparmiando ca. 1 ora di cammino, salendo da Colle alle prese dell’ENEL sul Chiarino per la strada brecciata che parte dalla chiesetta di San Silvestro poco prima del paese. Dalle chiuse (1350 m, ca. 5 km) si risale il sentiero, inizialmente pista e si attraversa il fosso dell’Inferno; entrati nella faggeta, dopo pochi min. il sentiero traversa il Chiarino poi volge a ds. e risale con vari tornanti un ripido crestone. Ignorare le deviazioni a ds. ed a sn. che si incontrano, continuando sempre a salire finché la cresta si corica. Qui si prende a sn. un largo sentiero che in breve ne intercetta un altro (1570 m, 0,50 ore). Ora volgere a ds. fino a raggiungere la cresta che delimita la Valle del Chiarino. Questo, divenuto pista, scende al Lago Nero (0,30 ore) dal quale, seguendo in senso inverso l’anello descritto sopra, si completa la visita alla zona.

DISCESA: Dalla conca con il laghetto e il faggio isolato si va a prendere, in basso sulla ds., una pista che scende prima per prati poi nella macchia a sn. di un fosso. Giunti ad una radura, ci si tiene a sn. a due bivi consecutivi, si attraversa il Fosso della Valle in Su e si percorre la valletta a ds. per la pista che ora scende ripida, si riattraversa il fosso ed in breve ci si ricongiunge alla sterrata percorsa in salita (1,10 ore fino all’’auto).

 

 

 


3) DA COLLE PER LA VALLE DEL CHIARINO

Sul Chiarino passano i confini tra Marche e Lazio, come quelli antichi tra Stato e regno, provenienti dai Sibillini per il Fosso di Capodacqua. Probabilmente la vicinanza del Regno di Napoli favorì nella Valle di monaci Clareni (dal fondatore Frà Angelo Clareno, che prese il nome dal fiume) che così mantenevano rapporti coi numerosi conventi del Regno. Anche S. Amico, molto popolare in queste zone, soggiornò sull’alta Valle, prima di trasferirsi in quella opposta del Garrafo.

L’escursione non è molto faticosa e dà un’idea completa dell’alta Valle del Chiarino, con i suoi vasti protoni ricchi d’acqua. La discesa è un pò più complessa della salita perciò chi ha poca esperienza può scendere per lo stesso itinerario.

DISLIVELLO: 723 m

TEMPO SALITA: 2,30/3 ore

TEMPO DISCESA: 1,30/2 ore

Poco prima di giungere a Colle da Trisungo, prendere la sterrata che parte a sn. subito dopo la Chiesetta di S. Silvestro. Dopo 5 km ca. si raggiunge lo slargo in corrispondenza della presa ENEL. Lasciare qui l’auto (ca. 1350m).

Seguire la pista che percorre la zona disboscata soprastante lo slargo. Dopo ca. 10 min. un inciso sentierino si stacca sulla ds., percorrerlo e traversare il torrente (Fosso dell’Inferno). Ora il sentiero sale verso sn. sempre evidente, traversa il Chiarino, (qui è possibile, risalendo il margine sn. per ca. 10 min. raggiungere scomodamente la base di una bella cascata alta 16-18m), poi volge verso ds. dove risale con vari tornanti un ripido crestone. Ignorare le deviazioni verso ds. e sn. che si incontrano, continuando sempre a salire finché la cresta si corica rendendo meno faticoso il cammino e si intercetta un sentiero che si segue verso sn. fino ad incontrarne un altro (1750 m, 0,50 ore).

Il sentiero traversa due fossi, rientra nel bosco ed incontra una sorgente. Subito dopo volgere a ds. dove un largo sentiero sale direttamente nel bosco. Seguirlo fino ad uscirne (ora la traccia si fa meno evidente). Per prati, su tracce poco visibili obliquare verso sn. dove si individua un passaggio che permette di traversare un fosso (1792 m, 0,50 ore). Salire direttamente il poco ripido pendio privo di sentiero, fino a raggiungere quello che traversa tutto il versante provenendo da costa Pisciarelli. Si segue verso sn., fino a raggiungere la Cresta in corrispondenza del Termine (cippo confinario tra le regioni Marche, Abruzzo e Lazio, 2022m, 0,40 ore). Salire liberamente il sovrastante pendio che, in circa 10 min., porta alla Macera della Morte (2073 m).

DISCESA: tornare sui propri passi fino ai brevi tornanti oltre la sella del Termine, che permettono di superare la ripida fascia sottostante (15 min. ca.). ora portarsi a ds. liberamente su prati e, sempre in discesa traversare verso ds. due incisi fossi fino a raggiungere il dosso prativo che separa l’ultimo fosso dal ripido versante (la Spelonca). Scendere liberamente per questo (poco ripido) facendo attenzione a portarsi a ds., traversando il fosso, subito prima di raggiungere le prime macchie boscose (ca. 1750 m). alzandosi qualche metro si individua in breve un sentiero, non sempre marcato, che traversa vari fossetti laterali mantenendosi inizialmente in quota per poi scendere deciso. Ignorare eventuali tracce che scendono direttamente verso il basso fin quando il sentiero, dopo un ultimo fossetto poco marcato ma con buona portata d’acqua (F.te Mezzogiorno, ca. 1690 m) inizia a scendere con vari tornanti. Ignorare la prima biforcazione a ds. e continuare fino al più evidente sentiero che in basso attraversa il versante. Seguirlo verso ds., tenere la sn. ad una biforcazione e raggiungere una zona scoperta con ampie zone marce d’acqua.
Attraversato ora in piano un primo fossetto, l’esile sentiero ne incontra subito un altro con più acqua. Attraversato ora in piano un primo fossetto, l’esile sentiero ne incontra subito un altro con più acqua. Ora scendere decisamente a sn. dove si individua un altro sentiero. A volte incerto tra l’erba alta questo scende rapidamente fino a raggiungere il fondovalle dove, attraversato il torrente, raggiunge in breve quello percorso in salita proprio al di sopra della cascata, nascosta in basso dalla vegetazione (1,30 ore fino al punto di partenza).

 

 

 

4) DA COLLE PER LA SELVA PIANA E LA CRESTA NORD

Gli anziani di Colle ricordano che in gioventù salivano a coltivare i campi sino a sopra Passo il Chino, sulla larga cresta della Macera della Morte. Qui seminavano l’avena e quotidianamente a metà giornata un mulo, guidato da donne, portava su le vettovaglie per rifocillare chi lavorava.
C’era allora una frequentazione della montagna del tutto inimmaginabile al giorno d’oggi.
Data la situazione economica, la terra e le sue risorse erano d’importanza fondamentale. Perciò i confini tra le comunanze erano rigidi ed i pastori di Vallecchia, che spingevano le greggi sui ripidissimi pendii boscosi del versante orientale per raggiungere le piccole radure sotto la cresta, stavano bene attenti a non oltrepassarla e sconfinare nelle zone coltivate!

Per la cresta, comoda e molto percorsa, proponiamo un accesso meno frequentato rispetto a quello di passo il Chino, perché presenta un dislivello maggiore. L’escursione da Colle è più varia perché attraversa una bellissima faggeta (Selva Piana). Veramente eccezionali ed a perdita d’occhio sono le vedute aeree dalla cresta e dalla cima sui vastissimi boschi di Umito.

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DISLIVELLO SALITA: 735 m

TEMPO SALITA: 2,30/3 ore

TEMPO DISCESA: 2/2,30 ore

 

Poco prima di giungere a Colle da Trisungo prendere la sterrata che sale a sn. subito dopo la chiesetta di S. Silvestro. Dopo ca. 3,8 km la strada attraversa il Fosso Vargo con una piccola opera di presa. Lasciare qui l’’auto. Si percorre la strada per altri 350 m ca., sino a prendere, dopo n fosso, sulla sn., una pista per trattori, evidente all’inizio.
La pista, che risale verso ds. i prati della Costa Cornillo, in alto è poco evidente perché inerbata e conduce ad un rifugio metallico dell’ENEL, su un prato a sn. di un fosso (1590 m ca.). si scavalca il fosso e si risale alla sua ds. un lungo prato, alla fine del quale attraverso macchie si raggiunge il bosco (Selva Piana), percorso da numerose tracce. Si risale a lungo un dosso, facendo attenzione a non spostarsi a ds. verso la Valle del Chiarino.
Superato un sentiero che verso ds. porta nel Fosso dell’Inferno (Valle del Chiarino), si sale per una serie di tracce, tenendosi sul dosso, nella magnifica faggeta dal sottobosco pulito. Si esce dalla Selva Piana a q. 1710 (1,15 ore) e per prati da ceppaie di faggi rasate a cono, scavalcato un reticolato, si costeggia il Rifugio della Pedata (1800 m, fonte omonima) e si raggiunge la cresta Nord. Ora a ds., per la pista che diventa sentiero, o per il filo di cresta (più panoramico) si raggiunge la cima della Macera della Morte (2073 m, 1,15 ore).

DISCESA: dalla cima si scende un breve pendio verso Sud-Ovest sino ad un cippo (Termine, 2022m, confine tra Marche, Lazio e Abruzzo). Si segue ora a ds. (Nord) un marcato sentiero che attraversa a mezza costa il versante Ovest della Macera e che continua con la pista percorsa all’andata. Oltrepassato il Rifugio della Pedata, anziché piegare a sn. per la Selva Piana, si continua per la pista che poco dopo attraversa il bosco del Cugnolo, mantenendosi parallela alla cresta e che conduce a Passo il Chino (1581 m, 1,10 ore).
Nel punto in cui la strada comincia a risalire verso il Monte Comunitore, si scende verso sn. (Ovest), per labili tracce su prati a ds. di un fosso, tagliando a mezza costa il versante Sud del M. Comunitore, sotto una fascia di Rocce. Man a mano che si scende il sentiero si evidenzia e conduce sula cresta a ds. del fosso. Si scende a ds. della cresta ed alla sn. di un fosso per lunghi prati, sino a raggiungere la strada che, a sn., in ca. 1 km, riporta al punto di partenza (0,50 ore).

 

 

5) DA SPELONGA PER LA MADONNA DEI SANTI

Il bosco di castagni che attraverserete percorrendo questo itinerario è stato ed è molto interessante per gli Spelongani che vi estraevano legname e raccoglievano castagne. Ad Ottobre il bosco si popolava di una moltitudine di paesani. Al termine di ogni giornata di raccolta, canti e balli con l’organetto.

La Chiesetta della Madonna dei Santi (interessante il grande affresco, forse cinquecentesco) è tuttora meta dei paesani a Ferragosto, che poi pranzano all’aperto nel fresco del bosco. Il “tiro al gallo”, gioco un pò cattivello che consisteva nel bersagliare con pietre il povero bipede (vinto da chi lo ammazzava), non si fa più da un pezzo. Di ritorno dalla festa di Ferragosto, gli Spelongani usavano sfregare la pancia su un grosso masso sottostante la chiesetta, presso la “Ferrara”, proteggendola così per tutto l’anno dai malanni (una volta forse il peggiore era la fame). Quando scendete provateci anche voi: non costa niente e… non si sa mai…

L’itinerario non è molto faticoso ed è alla portata di tutti.

 

DISLIVELLO: 725m

TEMPO SALITA: 2,30/3 ore

TEMPO DISCESA: 1,30/2 ore

Da Spelonga si raggiunge, nella parte più alta del paese, la chiesetta di S. Emidio (ca. 970 m). Lasciare qui l’auto. Prendere l’evidentissima mulattiera che ha inizio davanti al fontanile addossato alla parete sn. della Chiesa. Dopo un breve tratto (10 min.) nei pressi del serbatoioi dell’acquedotto (Le Schiarezze) si incontra la convergenza di due sterrate con una mulattiera al centro; proseguire per quest’ultima, larga e lastricata da grosse pietre. Si attraversa un primo fosso poi un altro quindi si arriva al limite del grande bosco di castagni (Le Macchie) inciso da un altro fosso, quasi sempre in secca (Fosso della Portella).
Si prosegue nel bosco dove la sempre evidente mulattiera va leggermente in discesa fino a dincrociare dopo 5-600 m una pista che risale sulla ds. Proseguire per questa, incontrandone poco dopo un’altra, che si segue verso ds. (monte) fino a raggiungere dinanzi alla Chiesa della Madonna dei Santi (1128 m, 0,45 ore). Proseguire sulla pista che sale davanti alla chiesa fino ad incrociare un’altra sterrata.
Continuare per questa (sempre nel bosco) fino a quando essa, dopo vari tornanti, muore. Ora senza sentiero risalire per la linea di massima pendenza (zona Lu Vallò) fino ad uscire dalla macchia e a trovarsi sui un falso piano (Pian Mancì) con di fronte il Monte Comunitore e a ds. gli strapiombi Est del Poggio (a sn. del pianoro c’è la fonte del Pian Mancì, 1302 m, 1 ora). Proseguire diritto per una zona con prati alternati a bosco (senza sentiero, ma comodo) fino alla vetta del Monte Comunitore (1695 m, 0,45 ore).

 

 

 

6) DA TRISUNGO PER IL FARNETO

Ecco un’altra salita che vi farà fare un’indigestione di bosco. Se non fosse per la cresta erbosa che a circa metà salita interrompe la continuità della foresta, durante il percorso non si riuscirebbe mai a vedere il cielo tanto è fitto e continuo il manto boschivo.

 Con uno strappo di circa 100 metri di dislivello questo itinerario attraversa la valle meno incisa del gruppo. Le piste per trattori che percorrono molte zone aiutano parecchio a districarsi nel fitto bosco, anche se per gli escursionisti rappresentano sempre un motivo di disturbo. Il notevole dislivello e la relativa bassa quota di partenza fanno sì che vengano attraversate tutte le fasce di bosco, con le differenti essenze arboree tipiche delle varie quote: si va dal castagneto alle querce quindi al faggio, e non mancano macchie di pini e abeti per lo più dovuti a rimboschimenti della Forestale.
L’itinerario era leggermente diverso ma pochi anni fa una nevicata novembrina ha letteralmente sradicato migliaia di piante rendendo problematico l’attraversamento di molte zone. Le radure che si attraversano, oggi invase da ginestre e arbusti che a tratti ricoprono il sentiero fin quasi a nasconderlo, un tempo erano coltivate a fieno e da Trisungo si facevano anche due carichi al giorno per portarlo in paese.

Prima di Passo il Chino spostandosi verso sn. Ci si può affacciare sulla selvaggia e ripida valle del Rio Scalandro. Nel complesso un percorso che richiede molta pratica di escursionismo per districarsi tra i numerosi bivi e per il notevole dislivello, ma che ripaga ampiamente il camminatore esigente.

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DISLIVELLO: 1080 m

TEMPO SALITA: 3,30/4 ore

TEMPO DISCESA: 2/2,30 ore

Parcheggiata l’auto nei pressi di una casetta abbandonata tra i km 174 e 175 (2,5 km dopo il bivio per Favalanciata per che viene da Ascoli Piceno e 2km dopo Trisungo per chi viene da Roma), si scende rapidamente al fiume, che si attraversa facilmente (ca. 500 m). si risale sull’altro versante su un bosco di castagni. Quando il percorso torna pianeggiante si costeggia, poco più in alto, il Fosso Fagne, fino ad incrociare una mulattiera che taglia trasversalmente la zona. Prendere a ds. e oltrepassare il ruscello (750 m, 0,40 ore). Si continua per questo sentiero segnato con bolli di vernice sino ad una crestina dove si biforca. Si sale a sn., lasciando i segni di vernice e dopo un tratto pianeggiante si incrocia una pista con a ds. un rudere di casolare (782 m). dal rudere si obliqua verso sn. e si raggiunge la cresta da dove si può scorgere la parte superiore della valle.
Si continua a salire superando delle costruzioni diroccate fino ad incrociare di nuovo la pista (820 m). si segue questo tracciato per un lungo tratto; prima in piano verso sn., poi, dopo aver superato il Fosso Fagne (825 m) con ripida salita si arriva a quota 925 ca., dove con una traversata verso ds. si giunge ad uno slargo tra gradi piante di castagni. Si riprende a salire ancora per una ripida sterrata fino ad una zona di recente taglio (ca. 1080 m, 1 ora). Nella parte superiore di questa zona si riprende il sentiero che, dapprima non molto visibile, poi sempre più netto sale a delle radure erbose. Oltre queste si giunge ad una cresta che si segue fino a q. 1200 m dove si traversa verso sn. fino al Fosso Farneto (1200 m). Sempre sulla sponda ds. del fosso si risale per un evidente sentiero che diventa subito poco visibile e si raggiunge la cresta superiore (1250 m ca.).
Qui ci si trova nel cuore della valle e da questo crinale scopre gran parte della zona. Si superano macchie e radure dove a tratti il sentiero non è ben visibile per le numerose piante di ginestra. Seguire sempre il filo di cresta; a q. 1300 ca. si rientra nel bosco e si incrocia un’altra pista per trattori (1340 m), questa volta proveniente da Passo il Chino. Per risparmiare si può andare dritti tagliando più volte la strada che sale a tornanti, oppure la si segue fino a quando questa non attraversa il Fosso del Farneto (1435 m, 1,20 ore). La mulattiera riprende sopra la sponda ds. del fosso sempre più grande fino ad uscire sui prati. Si continua costeggiando a sn. un piccolissimo ruscello con dei faggi isolati, e giunti ad un fontanile si traversa a ds. Poco oltre il sentiero incrocia di nuovo la pista che in breve arriva a Passo il Chino (1581 m, 0,30 ore).

7) LE CASCATE DELLA VOLPARA

Le cascate si trovano sul versante marchigiano della Laga.
Con l’auto si raggiunge prima Acquasanta Terme e poi si risale fino ad Umito (640 mt), arrivati alla fine del paese si parcheggia nei pressi di un lavatoio. Qui parte la sterrata che, inizialmente in discesa, gradualmente sale e dopo circa 40 minuti traversa il fosso di Rio della Prata (+/- 760 mt).

Da questo punto parte il sentiero molto comodo che, con una ventina di minuti, permette di raggiungere la base della cascata della Prata. Tornati in basso si continua fino ad arrivare ad un rifugio (+/- 850 mt), qui la sterrata termina. Si segue ora l’evidente sentiero che in successione ci farà vedere prima il caratteristico “fornetto”, poi una bella cascatella ed infine, raggiunto il Rio Volpara, gli scivoli con le caratteristiche “vasche”. Meta agognata dagli escursionisti estivi per evidenti ragioni.
Si riprende il cammino e dopo una ventina di minuti si è in vista delle cascate della Volpara, alla base del ripido versante nord-est di Macèra della Morte (2073 mt). E’ possibile osservare da vicino i salti superiori seguendo il sentiero che risale alla loro sinistra.

DISLIVELLO: 512 metri 
TEMPO SALITA: ore 2.30
TEMPO DISCESA: ore 2 sullo stesso itinerario

Guarda la Galleria Fotografica delle Cascate della Volpara!