«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

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Spelonga

Altitudine: 970 m.l.m.
Abitanti: Spelongani

La frazione di Spelonga si impone all’attenzione grazie ad una straordinaria profusione di particolarità scultoree ed epigrafiche che impreziosiscono un pregevolissimo patrimonio edilizio quattro-cinquecentesco.

La Chiesa parrocchiale, intitolata a Sant’Agata, ha una lunga aula coperta da capriate a vista, realizzata in epoca non anteriore al XV° sec.. L’altare maggiore, proveniente dalla demolita Chiesa di Collepiccioni, è in legno intagliato, risalente al 1631. Troviamo inoltre una Madonna con Bambino in terracotta policroma realizzata nel XVI° sec. da Sebastiano Aquilano, significativo esemplare di una espressione artistica di derivazione abruzzese fortemente diffusa nella montagna ascolana.

Dalla demolita Chiesa di Santa Maria di Collepiccioni provengono alcuni preziosi affreschi del sec. XV° e XVI°: tra di essi vanno assegnati a Panfilo da Spoleto (rappresentante della pittura umbro-marchigiana del quattrocento) la Madonna di Loreto (1483) e il San Bernardino (1482), Sant’Agata, San Leonardo e tre figure di Sante tutte osservabili sulla parete sinistra. Una composizione originariamente unitaria formata da tre affreschi raffiguranti il Cristo in trono, Angeli e una allegoria della purificazione e della salvezza dei defunti è stata realizzata nel 1544 da una artista locale che fonde la maniera di Cola d’Amatrice con il sustrato umbro già affermatosi nel secolo precedente.

Gli ulteriori affreschi del cinquecento tra cui, nel presbiterio, i quattro evangelisti che adornavano le lunette di una volta della Chiesa di Santa Maria, si ricollegano tutti al forte influsso esercitato nel territorio dall’opera del pittore amatriciano.

Da non dimenticare sempre nella Chiesa di Sant’Agata a destra dell’altare maggiore la celebre bandiera turca che un attendibile tradizione vuole espugnata al nemico da una manipolo di spelongani nella battaglia di Lepanto (1571).

 

 

L’EREMO DELLA MADONNA DEI SANTI

La chiesa della Madonna dei Santi sorge in un bosco a circa 45-55 minuti dall’abitato di Spelonga ed ha le caratteristiche di un santuario terapeutico.
Completamente immersa nella natura, tra verdi boschi e pascoli, è stata oggetto negli ultimi anni di un capillare intervento di ristrutturazione.
Circa la sua edificazione narra la leggenda che delle persone videro una donna, la “Madonna”, nell’atto di lavare e stendere le fasce del suo bambino su degli spini o su di una roccia e che chiese loro di erigere una chiesa in quel posto.
Successivamente sulla roccia vi si andavano a strofinare coloro che avevano il mal di schiena trovando beneficio e sollievo e su cui tutt’oggi sono visibili scritte lasciate in segno di devozione di coloro che sono stati guariti.
La chiesina si presenta con tetto a capanna fortemente sporgente sulla facciata che ha un portale arcato in mattoni sovrastato da un oculo anch’esso in mattoni e un minuscolo campanile a vela.
L’interno presenta due finestre alle pareti che sono prive di affreschi. L’unico presente è sulla parete di fondo.
Il dipinto raffigura in alto un ovale con Dio benedicente, retto da angeli, mentre nella parte bassa si nota a sinistra l’Angelo dell’Annunciazione che dialoga con la Vergine rappresentata nella parte destra del dipinto e al centro la scena è intermezzata da una Vergine con Bambino in trono tra San Sebastiano alla sua destra e San Rocco alla sua sinistra.
Gli affreschi, risalenti al XV secolo, sono di buona fattura, ma risultano piuttosto deteriorati.
  

 

Per maggiori informazioni su Spelonga e sulla Festa Bella: www.spelonga.it