«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

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Arquata del Tronto

Pescara del Tronto tre mesi dopo. Il macellaio del paese: “Non vendo le pecore, credo nella rinascita”

(Fonte: ETV Marche)
Antonio Filotei, allevatore, è uno dei pochi a salire ancora a Pescara del Tronto tutti giorni. Ha 90 tra pecore e capre cui badare. Era il macellaio del paese, prima del 24 agosto. Quando la frazione di Arquata è sparita nella notte tra le urla, i crolli e poi il silenzio devastante. Di chi non ha più gridato. Quarantasette morti, gente del posto e chi da Roma tornava alle origini per le vacanze, al paese dei nonni tra le montagne marchigiane.

Dalla capitale c’è chi, quasi ogni domenica, macina più di 150 chilometri per affacciarsi al balcone desolante, per riconoscere tra le macerie la casa dei ricordi nel “bombardamento” del paese annientato in maniera definitiva, dopo le scosse di fine ottobre.

 

Nelle prime ore il 24 agosto sembrava un film vissuto per lo choc come in terza persona, ora tutto è terribilmente nitido e reale, specie da quando le telecamere se ne sono andate, racconta Filotei. Restano una decina di auto parcheggiate su un piazzale che sta franando. Lento e difficile il recupero.
A tre mesi dal 24 agosto molto c’è da fare, dice il macellaio del paese che non c’è più. Con la sua famiglia ha preso casa in affitto ad Ascoli ma ancora il contributo di autonoma sistemazione non sarebbe arrivato.

http://www.youtube.com/watch?v=8D-Di9F8on4