«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

Seguici
TOP
Image Alt

Arquata del Tronto

Premessa: questa è stata la tappa dove il contrasto tra bellezza e distruzione è

Premessa: questa è stata la tappa dove il contrasto tra bellezza e distruzione è stato il più lacerante. La mattina mi sono svegliato riposato al centro polivalente Agorà e con tutto il tempo per fare colazione e fermarmi al negozio di alimentari per comprare della frutta. Un chilogrammo di quell’uva che la signora del negozio di alimentari si lamentava che nessuno comprava. Un occasione troppo ghiotta per mettere nello zaino una bella riserva di vitamine, in fondo dovevo attraversare il confine tra Marche e Lazio. Lungo il percorso dovevo attraversare le frazioni di Camartina e Capodacqua, zona rossa di Arquata. Quindi mi munii di regolare permesso dal Comuni per esibirlo ai militari di guardia. Frazioni inesistenti, strade sterrate su cui si affacciavano recinti di capre e muli, abbracciati del bosco. Dopo qualche chilometro su strada statale, arrivai lì dove la montagna era collassata, trascinando con sé storia e vite umane. Ai margini della strada c’erano le pensiline degli autobus, ed i cartelli che indicavano la sosta di scuolabus che nessun bambino avrebbe mai più preso. Ero di fronte a Pescara del Tronto, la frazione di Arquata dove vivevano 135 persone, ormai ridotta a polvere e sassi. Il 24 agosto del 2016 un terremoto di magnitudo 6.0 ha causato il collasso del versante su cui sorgeva il paese, cancellandolo per sempre insieme a 52 vite umane. É stato costruito un monumento per queste persone, un parco giochi dove sono esposte delle magliette con le foto delle vittime, tra cui 8 bambini. Mi hanno poi raccontato che erano in vacanza dai nonni. Qui non volli fare foto, e non riuscii a trattenere le lacrime. Non so se la tragedia si potesse evitare, ma quel giorno il pianeta ci ha ricordato la sua indifferenza nei confronti della nostra specie. Mi lasciai alle spalle quella cicatrice nella montagna e nella comunità ed attraversai i resti di un antico mulino, per addentrarmi nei boschi. Davanti a me c’erano i Monti della Laga, ero infatti al confine tra due Parchi Nazionali, quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e Monti della Laga. Arquata, infatti, è l’unico Comune europeo a far parte di due Parchi. Il verde degli alberi, l’azzurro del cielo, le bianche cime della Macera della morte (2073 m) e del Pizzo di Sevo (2419 m) attenuarono quel senso di impotenza e afflizione verso l’espressione della potenza annientatrice della natura. Il contrasto con la bellezza rafforzava sempre di più la mia convinzione sulla necessità e l’impellenza di godere e di integrarci con l’ambiente circostante, con quest’insieme di elementi che banalmente chiamiamo natura, dal cui equilibrio dipendiamo e che ciechi e arroganti ci ostiniamo ad ignorare e piegare al nostro ego. Anche qui trovai le tracce dei lupi, costante di queste montagne di questo viaggio. Arrivai ad Accumuli, anzi, nelle SAE di Accumuli. Mi venne a prendere Davide, dal corpo grande e lo sguardo buono. Mi ha ospitato nel suo B&B “Lago Secco”, nella frazione di Illica. Anche in questo caso, devo riformulare il periodo. Davide mi ha ospitato in una delle casette temporanee che lo Stato gli ha fornito in cambio del suo B&B distrutto, ai margini delle fondamenta nude della frazione di Illica. Dopo una visita al caseificio “Rinascita 78”, dove sapevo di poter trovare, tra i pecorini, quello che mia nonna avrebbe apprezzato come regalo dal viaggio, Davide mi preparò la cena. La giornata all’insegna dei contrasti non era ancora finita: tra le macerie feci una conoscenza estremamente piacevole, la Gricia.

#camminonelleterremutate






Link alla pagina Facebook

You don't have permission to register