«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

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Arquata del Tronto

MODELLO DI DOMANDA PER RICHIESTA "LOCALIZZAZIONE ED EVENTUALE RESTITUZIONE

MODELLO DI DOMANDA PER RICHIESTA "LOCALIZZAZIONE ED EVENTUALE RESTITUZIONE DI MACERIE DI TIPO B" (cioè "di probabile interesse Mibact")

https://drive.google.com/…/1gLOijaNG02jwU8t7niTvYDgGj…/view…

🏘🏠🏫 CON POST LUNGO, MA ASSAI NECESSARIO 🏫🏠🏘

SE DOPO LE RIMOZIONI 2017-2018
I PEZZI INSPIEGABILMENTE MANCANO,
LECITO CHIEDERE COME – DOVE – PERCHÉ

*** Ad Arquata capoluogo, tabula rasa, e ovunque serva ***

Arquata, povera Arquata… Come sappiamo, a eccezione di qualche casa oltre l’archetto di via Gallo (Arquata alta, cristallizzata in un immobile degrado che sta palesemente amplificando ciò che purtroppo era stato compiuto dalle scosse del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre 2016) e di qualche edificio lungo la Salaria in corrispondenza di via Saladini – l’abitato non esiste praticamente più.

La rimozione macerie, condotta dopo le demolizioni nell’arco temporale che va da settembre 2017 a settembre 2018, si è tradotta in eradicazione degli edifici, fondazioni comprese; la vegetazione si sta rimpadronendo di ciò che era un bellissimo borgo storico e ora è un tragico, asimmetrico scalone inciso con l’accetta nella rupe su cui si sviluppava il paese.
Si poteva evitare un intervento così estremo in fase di rimozione macerie? Il dubbio, dolorosissimo, c’è ed è forte; ma a questo punto difficile saperlo, forse impossibile.

Non impossibile, però, è tentare di sapere dov’è finito ciò che di quelle macerie era recuperabile: pezzi di storia fondamentali in un’ottica di rispetto, di minima considerazione, di una ricostruzione che possa ridare al paese almeno qualcosa della sua identità.

In molti mi hanno scritto sulla pagina o in privato, chiedendo: come chiedere UFFICIALMENTE dove si trova ciò che potrebbe essere rimasto di casa mia?
Una domanda non da poco, perché in base alla gestione macerie attuata da Picenambiente la Arquata capoluogo recuperabile consisterebbe in una quarantina di bancali, accantonati nel deposito di Monteprandone. In pratica la stessa quantità di materiali che il Cosmari (subentrato alla stessa Picenambiente, alla quale l’incarico è stato revocato nell’ottobre 2018 per inadempienze e irregolarità) ha ricavato dalla demolizione di tre soli edifici a Trisungo. In base a calcoli sia pur approssimativi, in molti sostengono che vista la tipologia edilizia di Arquata dalle macerie si sarebbero dovuti ottenere almeno 500 bancali di recupero, pur nella distruzione operata dal terremoto.

Ho cercato dunque di informarmi, presso persone competenti e di buona volontà, su come tentare di ottenere una risposta univoca sulla sorte di conci di pietra secolari, portoni in legno massiccio, ferri battuti, bassorilievi di pregio seppur non da Museo Capitolino che ad Arquata non mancavano certo.

Così è uscito fuori uno schema di domanda, con alcune istruzioni-avvertenze. Può essere valido per tutti i Comuni, anche se io visto ciò che è accaduto ci immagino in primis un nome, ARQUATA CAPOLUOGO.
Oltre che nelle foto, e come testo word in questo post, potete visionare e scaricare lo schema in formato pdf al link:
https://drive.google.com/open…

Ogni proprietario potrà inoltrare questo schema ai destinatari indicati. In assenza di risposta entro 60 giorni, o in caso di mancato reperimento non adeguatamente motivato da documentazione di tracciabilità totale (che deve esistere anche per ciò che finisce tritato per riempire le cave, tanto per intenderci), sarà possibile sporgere denuncia penale, direttamente presso il “Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale Regione Marche”, sito in Via Pio II, 60121, Ancona.

Nelle macerie di tipo B (cioè “di possibile interesse Mibact”) rientrano:

– •tutti gli elementi nei diversi materiali che presentano decori fatti a mano;
– •mattoni in laterizio cotti fatti a mano per murature;•mattoni in laterizio cotti fatti a mano per pavimenti;
– •pianelle in cotto fatte a mano per coperture;
– •pianelle in cotto fatte a mano per pavimenti;
– •coppi in laterizio fatti a mano;
– •embrici in laterizio fatti a mano;
– •tegole in laterizio;
– •elementi squadrati e lavorati in pietre naturali;
– •elementi squadrati in pietre naturali;
– •elementi in pietra lavorati per pavimentazioni;
– •elementi strutturali in legno di essenza forte;
– •elementi in legno di essenza forte (correnti);
– •infissi in legno tradizionale;
– •porte in legno tradizionale;
– •elementi in ferro quali staffe, chiodi, tiranti e capochiavi

Io non ho una casa di proprietà ad Arquata e lancio dunque l’idea a chi ha titolo per tentare. Sarà comunque importante poter dare un segno in controtendenza con la rassegnazione e l’abbandono. Dare la misura che dei paesi terremotati non si può fare tabula rasa senza che nessuno si chieda il perché.
Dal link potete scaricare lo schema di domanda, che ognuno potrà volendo migliorare, e che trovate comunque anche nella foto del post.

Importante: questo genere di richiesta non può essere in alcun modo materia di approssimazioni. Ai fini di ulteriori passi da parte dei singoli proprietari e delle intere comunità, è decisivo RESTARE NELLA REALTA’: chiedere ciò che davvero rientra nei parametri e che si ritiene possa essersi ragionevolmente salvato. Alla larga quindi avventuristi, parassiti, cercatori di rogna, assaltatori di diligenze, vendicatori di torti presunti o immaginari subiti. Questa è una faccenda seria, una questione di dignità e di onore nel senso più puro e non retorico dei termini: si fa soprattutto per Arquata, prima ancora che per sé.

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A:
Comune di Arquata del Tronto
comune.arquatadeltronto@emarche.it

Soggetto attuatore Sisma (SAS), all’attenzione Ing. David Piccinini regione.marche.protocollogiunta@emarche.itepc

Servizio Tutela Gestione e Assetto del Territorio, all’attenzione Ing. Massimo Sbriscia
massimo.sbriscia@regione.marche.it

Segretariato Regionale Mibact per le Marche
mbac-sr-mar@mailcert.beniculturali.it

Soprintendenza Archeologia, Paesaggio e Belle Arti delle Marche
mbac-sabap-mar@mailcert.beniculturali.it

Oggetto: Richiesta localizzazione ed eventuale restituzione macerie di tipologia B

Il sottoscritto/a……………………..
Data di nascita:
Indirizzo di residenza:
Documento di identità:
Recapito postale:
Recapito telefonico:
Recapito e_mail:

In qualità di proprietario/proprietaria dell’immobile sito in:

Comune: Arquata del Tronto
Frazione: Arquata capoluogo
Indirizzo:
Identificativo catastale:
Ordinanza di demolizione del Comune di Arquata del Tronto n.°: data:

Ai sensi del:

• Decreto 189/2016, Capo III, art. 28, e successive modificazioni/integrazioni,
• Piano operativo regionale gestione macerie (Decreto del Soggetto attuatore del sisma n. 25 del 23/01/2017, ai sensi dell’art. 28 del D.L. 189/2016, convertito con modificazioni dalla L. 229/2016)

CHIEDE

– La localizzazione ed eventuale restituzione delle seguenti macerie di tipologia B:

(ELENCARE/DESCRIVERE GLI ELEMENTI EDILIZI/ ARCHITETTONICI /DECORATIVI OGGETTO DELLA DOMANDA)

– come selezionate dalle macerie codice 200399 risultanti da demolizione per ordinanza comunale.

Si allegano:
(ELENCO ALLEGATI: foto ed eventuali altri documenti)

In fede,
Nome e cognome in stampatello
Firma
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AVVERTENZE

Molto importante allegare immagini dell’edificio: fotografie il più possibile nitide, con possibilità di riconoscervi gli elementi di cui si chiede la restituzione. Se non ne avete non perdetevi d’animo: Internet è piena di foto di Arquata ante 2016, anche foto d’autore, in cui magari c’è anche la vostra casa. Opportuno contrassegnare le foto con numero progressivo, sia in formato digitale se si spedisce una Pec, sia se stampate se si opta per una raccomandata postale A/R.
Utilissime anche eventuali foto ricavate dal materiale giornalistico diffuso dopo gli eventi sismici e nel periodo precedente la demolizione dell’edificio di proprietà, che attestino la presenza/esistenza di materiali potenzialmente recuperabili: ad esempio di pietre lavorate o squadrate, portoni, tetti di coppi integri. Video e foto sono tanti: chi cerca, probabilmente troverà!

Chi le ha può allegare anche attestazioni, perizie, ricevute di pagamento per lavori di restauro compiuti ante 2016 sugli elementi di cui si chiede la localizzazione/restituzione.

Si può anche già richiedere presso il Comune in cui si trovava la propria casa demolita la copia della documentazione relativa al sito o all’aggregato (GTS), ovvero il percorso completo tracciabile delle macerie rimosse dopo la demolizione. La tracciabilità da parte della ditta incaricata (nel caso di Arquata capoluogo, tra 2017 e 2018 Picenambiente) è OBBLIGATORIA PER LEGGE. Tale documentazione può tornare utile sia come allegato per questa domanda, sia come documentazione da conservare e usare qualora la domanda non avesse adeguata risposta, e si decidesse quindi di proseguire nella ricerca di ima certezza e verità.

Se l’edificio/appartamento appartiene a più persone, indicatele (indicatevi) tutte nella domanda, con relativi dati anagrafici e di recapito. E firmate tutti. Potete semmai indicare un referente per le comunicazioni attese dai destinatari (in tal caso opportuno scrivere dalla mail Pec del referente).

Qualora nell’edificio fossero stati incorporati elementi di comprovato pregio artistico, ai sensi della gestione macerie classificati come “macerie di tipo A” (cioè di interesse Mibact conclamato e non soltanto “probabile” come quelle di tipo B), si può chiedere la semplice localizzazione sostituendo il paragrafo successivo a “CHIEDE” come segue:

– La localizzazione delle seguenti macerie di tipo A

Quest’ultima formula potrebbe essere usata anche da associazioni di proprietari per conoscere le sorti di “beni comuni” di Arquata, come ad esempio i resti (volatilizzati?) della Torre Civica.





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