«Che alcuno non se parta della terra d’Arquata e suo contado con animo de non ritornare a detta terra»

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Arquata del Tronto

TRE NUMERI, UNA SPERANZA DI RIDARE COLORE E VITA… Un passo avanti per Arquata

TRE NUMERI, UNA SPERANZA DI RIDARE COLORE E VITA…

Un passo avanti per Arquata del Tronto, segnato dalle 3 delibere di giunta approvate il 27 dicembre dal Comune: sono la 124, la 132 e la 133,con le quali rispettivamente si adotta (e presenta) il bando per i piani attuativi relativi ai 7 paesi perimetrati e si incamerano ufficialmente gli studi preliminari affidati alle università RomaTre e Unicam.
Questo vuol dire che: il bando, ben preparato dall'Ufficio tecnico comunale, va finalmente all'Anac (autorità anticorruzione) e da lì tornerà alla Suam (stazione unica appaltante della Regione Marche), per poter poi essere finalmente varato. Il che si spera possa avvenire entro marzo 2020.
Da qui riparte una pur minima idea di futuro per i 7 centri più colpiti (Pescara, da delocalizzare; Arquata capoluogo; Tufo; Capodacqua; Vezzano; Piedilama; Pretare).

Un piccolo riassunto delle puntate precedenti è doveroso, per capire quanto questo passo sia stato atteso e tribolato, e quanto al Comune più devastato delle Marche (quello delle vittime, quello delle immagini trasmesse a loop per sollecitare la solidarietà nazionale e internazionale, dai 2 euro degli sms solidali al miliardo e mezzo prestato dall'Europa) non sia stata data alcuna corsia preferenziale. Anzi…

Arquata ha stilato per prima le perimetrazioni, nel 2017.
I relativi decreti regionali di approvazione delle perimetrazioni per i 7 paesi interessati risalgono al novembre 2017 (sì, avete letto bene, a due anni fa belli tondi).

La stesura dei piani urbanistici può essere affidata/pagata solo ed esclusivamente con fondi erogati dal Commissario straordinario. In pratica, nemmeno se un milionario benefattore avesse voluto metterci del suo sarebbe stato possibile usare fondi diversi.

Tali denari sono stati erogati dal Commissario solo nella seconda metà del 2019. In misura più o meno dimezzata rispetto alla richiesta del Comune di Arquata: circa 600.000 euro per riprogettare 7 paesi (anche stavolta avete, ahimè, letto bene), anziché il milione e 100.000 euro che sarebbe stato già poco.
Perché, si sa, il rapporto costi-benefici (che in questo caso vuol dire sostanzialmente decidere se ricostruire o meno in base al numero degli abitanti, e pazienza se ciò comporta la morte geografica e civile dell'Alta Valle del Tronto) non guarda in faccia a nessuno. Né ai vivi né tantomeno ai morti, alla storia, alla memoria, all'acqua e al respiro che quelle zone donano a tutto il Centro Italia, ai valori naturalistici e ambientali…

Due anni, per erogare circa la metà dei soldi richiesti. Giudicate obiettivamente voi…

Ebbene, nonostante tutto diciamoci: avanti, per smentire il teorema della non-ricostruzione, del non-governo e della non-governance (per usare un termine molto caro ai produttori di pallosissime slides e di bilanci onnicomprensivi, in cui le voragini del non-fatto scompaiono magicamente, un po' come il famoso "pollo di Trilussa": un'ala scoticata a te, tutto il resto a me – e se i miei danni sono quasi o pressoché inesistenti, poco importa…).

Sarà necessario valutarli e vederli, questi piani attuativi, come ultima possibilità delle comunità di dire la propria, in base allo scarso margine di concertazione che la normativa post sisma dà alle persone che in quei paesi vivevano, e ora ci sopravvivono a fatica nelle Sae.
Sarà poi necessario che qualcuno, che un qualche studio tecnico o consorzio di professionisti di grande capacità e volontà, partecipi alla gara, anche se il ritorno economico è estremamente esiguo rispetto alla responsabilità che si andrà ad assumere.
Però almeno è un passo avanti: il primo, dannato, tangibile passo in avanti da due anni a questa parte.
E ora vediamo quanto tempo si prenderà l'Anac, e poi la Suam, per procedere…
Stiamoci appresso, non arrendiamoci.

Nella foto: Arquata in un inverno del "prima"



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