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POESIE
ARQUATA Questo poemetto fu segnalato quale uno dei dieci migliori lavori partecipanti al Premio Machiavelli 1970. Ferdinando Alfonsi, nato in Arquata del Tronto, laureato in Letteratura Comparata, insegna presso la Fordham University di New York. Ha partecipato a vari concorsi di poesia, nazionali ed internazionali, sempre classificandosi tra i primi dieci e vincendo il primo premio nel concorso nazionale di poesia Arturo Giovannitti nel 1976. Collabora alle riviste Ragioni critiche, Italica, Orpheus, con articoli di critica letteraria.
Ad uno ad un si sono riaffacciati, quasi salendo da una notte nera, tanti ricordi trepidi, ammantati di luce e di tristezza. Ne la sera
estiva luminosa scorre ancora il Tronto nella valle, spumeggiante. E mentre il canto lentamente accora Lanimo innamorato, o la festante
Musica porta il vento su dal Borgo O da Faete, ascosa tra i castani, van lombre scivolando in ogni gorgo e dando ai boschi mille aspetti strani.
Notti di luna, notti fascinose Per silenzio e per pace; il dolce incanto Seffonde per le valli rugiadose, degli usignoli assorte al vago canto,
e a quel dei grilli che perennemente ripeton le lor note in successione, mentre i chiù il tempo lamentosamente scandiscono, e le ran fan bordone.
Ancor il sol nei morbidi mattini, come carezza passa tra i capelli degli alti monti e indora i grandi pini, che fan corona ai nobili castelli.
Alta sula balzo sta la vecchia torre, che sfidò per più secol le tempeste e non permise allascolan di imporre il suo dominio al valico rupestre.
Da secol, dicon, su la mezzanotte, se il chiaro raggio della nuova luna risplende sul castello, per le grotte cè un fremito, di gente che saduna
a festa; e come per le vaste sale la musica risuona per le danze, un angoscioso gemito prevale su tutto e avvolge le merlate stanze,
alla stessa ora, sempre. È forse il vento tra i pini e tra le crepe, o la raminga cagna? No, il proprio amante in un lamento Giovanna invoca prigionier solinga.
Ma se la notte è senza stelle e fonde Son lombre, vagan luci balenanti Sugli alti merli, e Cività risponde: colloqui muti di infelici amanti.
Lumili case coi lor tetti rossi Saddossano pel vago arduo clivo. Sorrido o rimirarle, chè commossi Ricordi premon quando ancor giulivo
Correvo spensierato per le strade, ebbro, vociando, solo di trastulli, risuonavan perfino le contrade di Trisungo e Vezzano, dei fanciulli
gridi. O seduto sotto i larghi tigli, il murmure ascoltavo dei torrenti, che saliva dal basso, o i bisbigli di vita tra le rame ognor frementi.
E quando il sole con baglior sanguigni Dietro il Quarto scendea, la mente mia Sempiva di fantasmi, ma benigni, al batter lento dellAve Maria.
Chiacchiera solitaria la fontana Su la piazzola che mi parve grande, un giorno, o canta con sua voce arcana che penetra il silenzio che sespande
su ogni cosa. Chi sa se i gerani di casa mia ancor dalla finestra ammiccano amorosi ai lor lontani fulvi fratel dellumile ginestra!
La testa han, forse, reclinato, mesti. Proteso le labbra, al partir mio, come per dir: Vogliamo che tu resti, col muto lungo palpito daddio.
Chi sa se nel camin più arde il ciocco, che saccendea la notte di Natale, prima che in Chiesa, al soffocato tocco, muovesse ognuno sul candor nivale!
Presiedendo a quel rito la mia mamma, mite e solenne, un senso di mistero creava collaccender quella fiamma, come di vita e di perenne vero.
Lungo il torrente, tra le querce annose E i salici piangenti, Camartina giace. Le mandrie ancor per le boscose chine escon lente al pascol la mattina,
e i lor muggiti leco ripercuote di balza in balza. Quando il tuon rimbomba tra le nere nubi per le cime immote, brividiscon le cose, e il fragor romba
dellavanzate rapida tempesta, che batte lo scosceso arco montano e tutta crepitar fa la foresta, finchè si perde in borbottio lontano.
Ma se le nuvolette per lazzurro Vagan legger, qual petali di rosa, sorride la montagna, tra il sussurro di fogli e fonti, lietacome sposa,
e il contadino le impropizie zolle rivolge; e il boscaiolo le betulle abbatte; e avanza di sudore molle il falciatore; e cantan le fanciulle.
Va ancora il pastorel con la sua greggia Di miti agnelle per i vasti prati, e il lungo suon de la zampogna echeggia amico per gli spazi sconfinati,
quasi invitando le solinghe Fate, - che, se la storia è vera, sul Vettore vennero un giorno ad abitar, scacciate dalle città a uscir sui prati in fiore.
Ma no, ché esse di notte, sotto un cielo Di stelle, a Piedilama ed a Pretare Avvolte vanno in risplendente velo, spargendo sogni in ogni casolare.
Nel piccol Cimitero dorme ancora Allombra dei cipressi il fratel mio, che apparve e sparve in una breve ora di luce, ma non cadde nelloblio,
ché pur ricordo il pallido visino e le manine giunte e la candela, che, vacillando, ardea a lui vicino. Lanima sua, come bianca vela,
per linfinito azzurro, silenziosa, era partita. Dorme non lontano Maria, dei miei primi anni affettuosa Compagna. Tu, tenendomi per mano,
guidavi, accorta, i miei inesperti passi per le scoscese vie e per gli incolti spalti, tra i rovi e tra gli aguzzi sassi. Ritorna. Oh! Quanti noti e cari volti
Saffollan nella notte palpitando Muti. Per queste strade, le lor voci, e questi campi risuonan, quando muovevan lenti verso le lor croci.
Torna sui prati a rider la viola Rifioriscon le siepi a primavera, ma non un segno, mai, che consola da chi discese nella terra nera.
Dovè Masino, e Ida, e Caterina? La verde foglia che si culla al vento non è già quella che io stamattina ho visto accartocciarsi sul cemento.
Ardon le stelle, tremule, nel fondo delle limpide acque del torrente giammai le stesse. Vive e passa al mondo tal la fiumana dellumana gente.
Vibra nelaria leco degli squilli della tromba che le albe verginali salutava esplodendo sui tranquilli tetti, tra un brividir subito dali.
Era Pietro. SullEbro combattendo cadde, della sua vita nel fulgore. La madre, invano trepida attendendo, per lui, amorosa, crebbe un rosso fiore.
Lassù a Spelonca ancor le vecchierelle Sul limitare, con il fuso in mano Filan, sedute: e sognan tra le stelle Sognar ciò che bramar in vita invano:
carezzano una casa meno oscura, con gli occhi spenti, ed un destino intriso di minor pena; dopo tanto dura vita per loro questo è il paradiso.
Sotto il ponte di Tufo giù si perde In uno scroscio il timido ruscello, mentre placido occhieggia in mezzo al verde dei boschi, azzurro, il lago Scandarello,
in cui si specchian lalte cime quete; richiami e canti salgon dalle sponde silenti, a tratti. Vanno senza mete voli intrecciando rondini sullonde.
Quante volte pensai oltre quei monti Più ampio senso al viver mio donare, dietro al sole morente nei tramonti o allacqua anela verso il vasto mare!
E un dì verso altri lidi desioso andai, di sogni pieno e di chimere; un vivere trovai più turbinoso, ma spoglio, forse, delle gioie vere.
Vorrei, Arquata mia, ritornare a bere alle tue limpide sorgenti, sedermi sotto il tiglio, e ribeare lo sguardo ai paesaggi tuoi ridenti.
(POESIA SENZA TITOLO) Diego Pierpaoli, pittore e scultore di Arquata del Tronto, fondatore e promotore del Gruppo Immanentista, che ha anticipato le tendenze artistiche degli anni 70 e 80, è anche autore di varie opere sullImmanentismo nonché fondatore del parco-museo Il Museo dArte Immanente e della casa-museo In Arquata, entrambi siti in Arquata del Tronto. Autore di poesie, tra le più belle ne abbiamo scelta una, ripresa dalla raccolta A Tilde(2005), dedicata al paese di Arquata.
Forse pel sorriso degli anziani Colto a seguire dalla panca, in volo dolce, il riso franco dei bambini in corsa sulla piazza, il paese mappare, dimprovviso, casa; il lastricato nuovo una moquette lavanda; la sua gente, poca, una famiglia sola. Il campanile, un pendolo in salotto E laquile di bronzo un gran cucù. Buttati in alto, sullarmadio scuro, i giochi smessi: lusurata Rocca, ormai di cartapesta e Giovanna la sua regina pazza (una bambola di pezza dai beglocchi fissi). Sui prati grandi sta accosciato un cane grande Di pelouche, il pelo raso, per la neve maculata A partorire fate, prossimo alle nubi.
PROVERBI & FILASTROCCHE
Ballatori a li Pretare Calze mozze a Piedilama Poche case alla Cammartina A lu Burghe li 'mbriache in Arquata 'i scellerate scrozzacastagne i Trisungà riccingule i Faetà rubbacavalli 'i Spelungà magnapere i Collacchià Zampestorte i Vezzanesi e foricavicchia i Pescaresi.
Quando il Vettore mette il cappello vendi la capra e compra il mantello Quando il Vettore scopre la capa vendi il mantello e compra la capra.
I tre animali non addomesticabili: il lupo, la palomba e il Capodacquaro.
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